Cosa voglio

Voglio “fare l’ateo”!

Scrive Maria Turchetto direttore del bimestrale “L’Ateo” nel suo editoriale di esordio:
Io stessa, fino a qualche anno fa avevo uno slogan: sono atea, non faccio l’atea, ho altro da fare.
E Invece ho cambiato idea, mi sono messa a fare l’atea a tutto spiano.
Non possiamo acciambellarci nella sfera intima e privata della nostra libertà di coscienza finché la libertà non sarà davvero garantita nella sfera pubblica”.

Ebbene, alla base del Progetto Ballaiche, c’è proprio la convinzione che oggi sia proprio necessario “fare l’ateo” nella consapevolezza il nucleo centrale del laicismo consista nello “smascherare le imposture del clero, e in generale dei profeti religiosi, e fornire ai cittadini gli strumenti per emanciparsi dagli insegnamenti religiosi (Carlo Augusto Viano – Laici in ginocchio – p.107).

Tutto ciò “nella convinzione che ateo non sia tanto chi logora il proprio tempo nel cercare di dimostrare che Dio non c’è, ma chi decide di vivere senza o perfino contro Dio (Giulio Giorello – Senza Dio – p.12).

Del resto “dovremmo deciderci ad ammettere che non si può trovare alcun fondamento reale per la tolleranza e la diversità religiosa nei canoni del cristianesimo, dell’islam, dell’ebraismo o delle altre fedi (Sam Harris – La fine dell fede).

Sono queste le convinzioni che, essenzialmente, e in forma ironica e irriverente, ho inteso trasmettere con le Ballaiche.

Oggi, quasi giunto all’età che consente il biglietto ridotto al cinema, mi sento intimamente impegnato in una  sfida “disincantista” volta a cogliere e determinare l’esaurimento del mio percorso esistenziale in termini di appagamento. prima che sofferenza e decadenza abbiano il sopravvento.

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